19 novembre 2018

La felicità è un gluone




senza pretese di insegnare alcunché a chicchessia.






je vous embrasse tous
(ho guardato su GUGOL, non dovrebbe essere un insulto) 





18 novembre 2018

Citofonare ore fasti


ho letto un po' di post sulla felicità e mi sono messo a pensare.

mi sono concentrato su questo post di LaDama Bianca la quale, a sua volta, si è concentrata su questo post di Void (che al mercato mio padre comprò).

ora, dirà qualcuno, qui la notizia bomba è che mi sono messo a pensare. vero. basta che non lo diciate ai miei che, sennò, ci rimangono male. visto che ci siete non ditegli nemmeno che sono interista, che ci rimarrebbero malissimo.

tutto inizia iniziando (il nobel per la fisica, quest'anno, è mio!). la vita inizia così: con una donna che ha paura di partorire, la paura e il dolore lasciano spazio poi alla speranza, e queste danno luogo alla certezza, la certezza alla sicurezza, la sicurezza alla consapevolezza, la consapevolezza alla felicità. e la felicità alla perfezione, perché non importa più che tutto potesse essere diverso e persino migliore, va bene così, va tutto bene così com'è e non si sarebbe desiderato un finale migliore.

è la perfezione, che è imperfetta (anche se l'imperfetto di perfezione è perfezionavo e, considerando che perfezione non è un verbo, se ne deduce che questa è una ca__ta).

considerando anche che rispondiamo a modelli prestabiliti e replicabili (dicevamo, a proposito del nobel per la fisica?), queste condizioni si replicano per tutta la durata della nostra vita che, per inciso, finisce con la paura di morire, la sensazione di totale abbandono e rinuncia che si prova a pochi secondi dalla fine di tutto e la perfezione con cui tutto si conclude.

alzarsi la mattina, chiedersi quali meraviglie ci riserverà la giornata, mostrare gentilezza e comprensione con il prossimo (tutti tranne voi, stronzi! 😉), sperimentare sentimenti belli come la compassione, la gratitudine, la serenituDINE delle proprie scelte e decisioni, concedersi un momento per provare nostalgia. ché la nostalgia è un sentimento bellissimo: ci dà la speranza (e poi la certezza, la consapevolezza e infine la felicità) che il tempo passato non sia stato del tutto perso e che qualcosa sia rimasto dentro di noi, pronto per darci calore e fiducia.

la differenza? è che al momento in cui nasciamo e quello in cui moriamo non abbiamo altre scelte. in tutto ciò che capita tra questi due momenti sì. la felicità è uno stato mentale.

la felicità è una scelta: va vissuta come un momento di fasti (che poi importa poco se citofona qualche scassamaroni)

15 novembre 2018

Il Troio

il troio spinge forte sul freno e accosta girando il volante come se fosse LUIS HEMILTON alle prese con la curva delle acque minerali (che, per chi non lo saPREBBE, è una curva del circuito di imola in cui sono stati investiti san pellegrino e sant'anna). mi fa segno con la testa di scendere e poi rinforza il concetto con la mano, a fare segno di andarmene.

è fatto così, se gli dici una cosa che non vuole sentire si chiude e diventa scorbutico, impenetrabile (cosa che a me lascia del tutto indifferente: perché ognuno è fatto a modo suo e poi, a dirla tutta, perché di penetrare il troio c'ho mica grandi ambizioni).

allungo un braccio verso i sedili posteriori e cerco a tentoni il mio zaino. lo sollevo e lo porto verso di me, saluto educatamente (non ricordo esattamente come, ma vattela a pija' 'nder da qualche parte, nella frase, credo di avercelo messo.

cammino verso casa, il freddo si fa sensibile e roma è così, qui gli autobus sono come i lanciatori di banconote da 500 euro, non ne trovi mai uno quando ti servono.

cammino, con la mano sinistra frugo sotto la manica del cappotto (devo averlo comprato da ubriaco, perché più che autunnale sembra avere lo stesso spessore di un pareo, però non bevo, quindi mi hanno proprio inchiappettato). con la mano sposto la manica del cappotto, poi quella del pullover e poi della camicia a scoprire il braccialetto che mi ha dato una persona come cui non voglio diventare, il senso esatto dello squallore da cui è lecito fuggire. quel braccialetto è la mia coperta di linus (se fosse la coperta di lines sarebbe un assorbente per donne con la patata enorme), il mio maalaa, la manifestazione fisica di un luogo o un'atmosfera che rappresentano la pochezza e lo schifo, un memento, un monito, un "non ripetere gli stessi errori, non sentirti più così, non permetterlo a nessuno". ma anche un sonorissimo vaffa.

cammino, mi fermo, apro lo zaino e cerco gli auricolari. li collego allo smartphone (è il mio, quindi è un po' rincoglionitophone) e mi sparo nelle orecchie "Tales of Mystery and Imagination" (teils ov misteri and imagineiscion), un vecchio disco di the alan parsons project, del 1976, anno in cui non ero ancora nat... ok, questa è una ca__ta.

cammino, arrivo a casa. il troio è lì, seduto davanti alla porta. mi vede arrivare, si alza, tolgo gli auricolari. "andiamo su, coglione, che un caffè ci sta". sale gli scalini, si gira e mi dice: "'a diggito (rigorosamente con due g), hai proprio raggione (rigorosamente con due gg)". lo guardo con la faccia da idiota e: "ho ragione quando dico che sei un coglione?" "no, fa lui, un caffè ce sta, ce sta proprio".

8 novembre 2018

L'importanza scarsa delle parole

Le parole sono importanti. A volte sono persino macigni (altre volte mapiccioni). Ma di quaglie parole sto parlando?

Tutte. C'è un vecchio racconto di Gigi D'Alessio  un monaco tibetano in cui viene spiegato che le parole sono un chiodo e, per quanto lo si possa togliere dal legno in cui lo si è conficcato, resterà sempre un buco a fare da testimone.

Le parole sono importanti, ma sono scarsamente precise. Un esempio (agevolo diapositive)


Orso supino


Anche

PS: il tag "fi*a gratis" è una cagata.

3 novembre 2018

ai hed a drim

ho sognato un cantautore che non ascoltava nessuno, fermo lì per strada a prendere pioggia storta sulla testa. cantava di estate, attesa dai poeti per sottolineare l'amore, attesa dagli uomini per sottolineare i bikini.

ché per me l'estate sei te, con un libro steso sulla pancia  all'ombra di un albero con le gambe all'insù e i piedi ad accarezzare l'aria, come quando avevo 14 anni e passerà questa notte che arriva, a leggere cose geniali a immaginare i paesaggi descritti nelle pagine di Maupassant o Fitzgerald e poi nessun altro più.

ho sognato l'uomo che eri e che non potrai essere, ho sognato il diritto e il dovere, ho sognato la libertà di essere senza chiedere permesso, per quanto messo male magro giallo, con la pelle piena di crepe e segni atomici ho sognato che c'eri e guardavi ancora in alto, a cercare una risposta che non arrivava mai.

grazie, grazie di tutto. papà. i've had a dream, e mi hai detto di non preoccuparmi, che stai bene e che non c'è niente da temere e non c'è dolore. non più.

26 ottobre 2018

C'ho un gatto nel frigo (e la poesia fa cagare)

c'è un modo di fare poesia che è come sangue alle pareti, non scomoda le stelle, le donne, il sole e neanche il cielo e i preti.

come una sorpresa, sorpresa nel cuore della notte che non faceva rumore, sospesa nell'aria che va a rallentatore, come quando apri il frigo e ci trovi dentro un gatto e ti sembra normale ma non lo è affatto.

e ti viene da pensare che in qualche modo siamo noi stessi quelli che stavamo aspettando, con le facce da fessi che poi arrivi ma non sai quando, un po' come l'amore che si impara ma mica si insegna, che c'ha un buco in fronte, come una lampadina rotta al centro di un'insegna, che con un po' di fantasia puoi cambiarne le parole e avere un risultato tanto diverso da non cambiare niente, perché quello che manca è quello che c'era meno quello che resta, e vai a festeggiare anche se nessuno se la sente di fare festa.

come il vento che soffia e sposta l'erba, che a guardarla ti ci perdi e sono onde alte e verdi, perché nessuno si possa sbagliare e scambiarle  per onde del mare.

16 ottobre 2018

Non avrei saputo dirlo peggio

Il libro è "Le porte della percezione", di Aldous Huxley.

Edito da Mondadori, costa 10 euri e 99 centesimi. Ma se corri veloce, lo afferri e scappi, costa meno.

E niente, a me pare ci sia dentro tutto. E forse qualcosa di più.

Le prime 4 righe della pagina, che sono 3 e si possono ridurre a 2, contempla solo il meglio: le parole per sollevarsi al disopra dei bruti. Ma anche al disotto, eh. Questo lo specifico per chi non legge mai il foglietto illustrativo e non area il locale prima di soggiornarvi. Il resto è superfluo.



Se sei arrivato a leggere fino a qui ti vuoi male ™



14 ottobre 2018

E




Sere serene spese nel bere, nelle vene brezze leggere, gemelle perfette, snelle che se le vedeste beccheggereste perbene, ché le vere bellezze le prende per vere le eccellenze degne delle dee.

Berbere, bevete se Venere splende e le sberle prese per legge, le beffe espresse nelle tenebre perennemente stese nelle scemenze dette, se ne beerebbe fremente settembre, che nelle ceste spreme celeste mele renette fresche e creme che vende per le bellezze.

Teme, tenenete, che se serve decentemente sembrerebbe fremere bene nelle leggende che sente recentemente?

E se cedesse nelle certezze e nelle ceste scendesse cenere? Che resterebbe delle sere spese e delle destre credenze che sente vere e che emerse essere ebbre?

Fedele, tenente, essere fedele è essere fede nell'etere. Essere fredde è essere fece.

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Qui, tempo immemore e qualche chilo fa*, avevo scritto una cosa tutta con la "a"

* ora i chili fa sono molti meno

8 ottobre 2018

Ode alla brevità (del cazzo)

serena bongiorno
Diventi una testa di cazzo nel momento esatto in cui qualcuno deve spiegarti perché sei una testa di cazzo.

E se non hai capito, vuole dire che ho ragione.