2 dicembre 2018

I Natali del passato



claudia (alias chi scrive non muore mai), mi ha carinamente coinvolto in questa cosa, che farò breve breve per 4 motivi:

1.      la gente non legge
2.      alla gente non gliene frega niente dei miei natali passati
3.      la gente non legge e non gliene frega niente dei miei natali passati
4.      fate voi


giochi
tombola, altri giochi da tavolo, scoponi scientifici, roba che boh. 

a natale mi mettevo in testa la scatola del panettone a mo’ di casco e, a seconda di come mi girava, o diventavo cavaliere medievale o motociclista. i buchi per gli occhi li facevo ad minchiam, quindi andavo a sbattere dappertutto. questo spiega perché oggi sono rincoglionito.

ma era un gioco che facevo quando ero piccolo piccolo, fino al natale del 2016.

fumetti
passato remoto del verbo fumare (... nell'attesa mi fumetti un sigaretti)

film
l’ultimo film che ho visto al cinema è stato king kong, quello del 1978. non ci volevo andare, ma mio padre ha insistito tanto… si era anche messo tutto in ghingheri. indossava uno smoking(kong) e non fumava.

televisione
non guardo film a natale, neppure a pasqua né il 28 agosto.

non ho la tv, non la voglio, non mi interessa. il mio ideale di serata perfetta prevede amici, un bicchiere di vino o, in alternativa e soprattutto durante l’inverno, libro, tazza di tè fumante, coperta, divano. (divano fossati, cantautore pigro che adoro)

canzone
ho travisato. di primo acchito ho letto “cazzone” e mi sono detto “questa la so!”. poi, rileggendo bene, se devo scegliere una canzone per natale, considerando soprattutto che GIORG MAICOL è stato vittima del karma però lo ricordo qui con la prima strofa della cazzon… canzone che ci ha sprantecato l’apparato

last cristmas ai geiv iù mai art
bat de veri necst dey you geiv it ouei
dis iar, tu seiv mi from tirs
aill giv it tu somuan spicial

che, tradotto per chi non mastica lo spagnUolo, signiFICA qualcosa tipo:

lo scorso natale ti ho dato il mio cuore / ma il giorno dopo lo hai dato via / quest’anno per salvarmi dalle lacrime / lo darò a qualcuno di speciale

roba che mette allegria, insomma. un canto di natale azzeccatissimo. Come la marcia funebre di SCIOPEN a un battesimo.

quindi se proprio devo scegliere una canzone natalizia, eccola qua. natale allo zenzero, di elio e le storie tese




cibo
più che il cibo ricordo i miei in cucina a fare un sacco di manicaretti, la finestra aperta e il freddo che entrava (che in svizzera a natale fa un freddo cane, ma perdavveramente bau). per entrare in cucina mettevo la giacca ma i miei non avevano freddo, infatti vestivano leggero, con le manicarette corte.

luoghi
il mio paesello, la mattina di natale tutti noi per strada a provare i regali e farli vedere agli altri, tra ammirazione, stupore, invidia, parolacce, liti, bagarre, insulti, affermazioni coprolaliche (questa l’ho scritta solo per fare vedere che c’ho una cultura, ma non so mica cosa voglia dire cosa)

libri
per me i libri sono tutto. mi impongo di leggerne almeno uno a settimana, ma un libro di natale, per il natale, che parli di natale, non ce l’ho. non saprei.

videogame
qui la cosa si fa lunga, perché sono uno di quelli cresciuti con il commodore 64, quindi non ve la racconto (tenendo fede ai punti 1, 2 e 3 di cui sopra)

life
per me il natale è un giorno come gli altri. mi sono concesso una maggiore apertura quando i miei figli erano piccoli. oggi, però, è ritornato a essere un giorno come un altro, il 4° giorno già freddo di un inverno appena iniziato.

foto di un natale passato
non ho foto. e se ne avessi non le pubblicherei, internet non è pronta. tra l'altro questo è uno dei motivi per cui non ho FEISBUC, ché al momento di registrarti, quando devo riempire il campo "sesso", non riesco mai a mettercelo tutto.

ok, vi ho spaccato i maroni abbastanza. je vous embrasse (per chi non mastica il tedesco: vi braciolo)

ora dovrei invitare un numero variabile di blogger e bloggheresse a fare 'sto post. famo che seguite il 4° punto enunciato all'inizio e fate voi. così non mi insultate

19 novembre 2018

La felicità è un gluone




senza pretese di insegnare alcunché a chicchessia.






je vous embrasse tous
(ho guardato su GUGOL, non dovrebbe essere un insulto) 





18 novembre 2018

Citofonare ore fasti


ho letto un po' di post sulla felicità e mi sono messo a pensare.

mi sono concentrato su questo post di LaDama Bianca la quale, a sua volta, si è concentrata su questo post di Void (che al mercato mio padre comprò).

ora, dirà qualcuno, qui la notizia bomba è che mi sono messo a pensare. vero. basta che non lo diciate ai miei che, sennò, ci rimangono male. visto che ci siete non ditegli nemmeno che sono interista, che ci rimarrebbero malissimo.

tutto inizia iniziando (il nobel per la fisica, quest'anno, è mio!). la vita inizia così: con una donna che ha paura di partorire, la paura e il dolore lasciano spazio poi alla speranza, e queste danno luogo alla certezza, la certezza alla sicurezza, la sicurezza alla consapevolezza, la consapevolezza alla felicità. e la felicità alla perfezione, perché non importa più che tutto potesse essere diverso e persino migliore, va bene così, va tutto bene così com'è e non si sarebbe desiderato un finale migliore.

è la perfezione, che è imperfetta (anche se l'imperfetto di perfezione è perfezionavo e, considerando che perfezione non è un verbo, se ne deduce che questa è una ca__ta).

considerando anche che rispondiamo a modelli prestabiliti e replicabili (dicevamo, a proposito del nobel per la fisica?), queste condizioni si replicano per tutta la durata della nostra vita che, per inciso, finisce con la paura di morire, la sensazione di totale abbandono e rinuncia che si prova a pochi secondi dalla fine di tutto e la perfezione con cui tutto si conclude.

alzarsi la mattina, chiedersi quali meraviglie ci riserverà la giornata, mostrare gentilezza e comprensione con il prossimo (tutti tranne voi, stronzi! 😉), sperimentare sentimenti belli come la compassione, la gratitudine, la serenituDINE delle proprie scelte e decisioni, concedersi un momento per provare nostalgia. ché la nostalgia è un sentimento bellissimo: ci dà la speranza (e poi la certezza, la consapevolezza e infine la felicità) che il tempo passato non sia stato del tutto perso e che qualcosa sia rimasto dentro di noi, pronto per darci calore e fiducia.

la differenza? è che al momento in cui nasciamo e quello in cui moriamo non abbiamo altre scelte. in tutto ciò che capita tra questi due momenti sì. la felicità è uno stato mentale.

la felicità è una scelta: va vissuta come un momento di fasti (che poi importa poco se citofona qualche scassamaroni)

15 novembre 2018

Il Troio

il troio spinge forte sul freno e accosta girando il volante come se fosse LUIS HEMILTON alle prese con la curva delle acque minerali (che, per chi non lo saPREBBE, è una curva del circuito di imola in cui sono stati investiti san pellegrino e sant'anna). mi fa segno con la testa di scendere e poi rinforza il concetto con la mano, a fare segno di andarmene.

è fatto così, se gli dici una cosa che non vuole sentire si chiude e diventa scorbutico, impenetrabile (cosa che a me lascia del tutto indifferente: perché ognuno è fatto a modo suo e poi, a dirla tutta, perché di penetrare il troio c'ho mica grandi ambizioni).

allungo un braccio verso i sedili posteriori e cerco a tentoni il mio zaino. lo sollevo e lo porto verso di me, saluto educatamente (non ricordo esattamente come, ma vattela a pija' 'nder da qualche parte, nella frase, credo di avercelo messo.

cammino verso casa, il freddo si fa sensibile e roma è così, qui gli autobus sono come i lanciatori di banconote da 500 euro, non ne trovi mai uno quando ti servono.

cammino, con la mano sinistra frugo sotto la manica del cappotto (devo averlo comprato da ubriaco, perché più che autunnale sembra avere lo stesso spessore di un pareo, però non bevo, quindi mi hanno proprio inchiappettato). con la mano sposto la manica del cappotto, poi quella del pullover e poi della camicia a scoprire il braccialetto che mi ha dato una persona come cui non voglio diventare, il senso esatto dello squallore da cui è lecito fuggire. quel braccialetto è la mia coperta di linus (se fosse la coperta di lines sarebbe un assorbente per donne con la patata enorme), il mio maalaa, la manifestazione fisica di un luogo o un'atmosfera che rappresentano la pochezza e lo schifo, un memento, un monito, un "non ripetere gli stessi errori, non sentirti più così, non permetterlo a nessuno". ma anche un sonorissimo vaffa.

cammino, mi fermo, apro lo zaino e cerco gli auricolari. li collego allo smartphone (è il mio, quindi è un po' rincoglionitophone) e mi sparo nelle orecchie "Tales of Mystery and Imagination" (teils ov misteri and imagineiscion), un vecchio disco di the alan parsons project, del 1976, anno in cui non ero ancora nat... ok, questa è una ca__ta.

cammino, arrivo a casa. il troio è lì, seduto davanti alla porta. mi vede arrivare, si alza, tolgo gli auricolari. "andiamo su, coglione, che un caffè ci sta". sale gli scalini, si gira e mi dice: "'a diggito (rigorosamente con due g), hai proprio raggione (rigorosamente con due gg)". lo guardo con la faccia da idiota e: "ho ragione quando dico che sei un coglione?" "no, fa lui, un caffè ce sta, ce sta proprio".

8 novembre 2018

L'importanza scarsa delle parole

Le parole sono importanti. A volte sono persino macigni (altre volte mapiccioni). Ma di quaglie parole sto parlando?

Tutte. C'è un vecchio racconto di Gigi D'Alessio  un monaco tibetano in cui viene spiegato che le parole sono un chiodo e, per quanto lo si possa togliere dal legno in cui lo si è conficcato, resterà sempre un buco a fare da testimone.

Le parole sono importanti, ma sono scarsamente precise. Un esempio (agevolo diapositive)


Orso supino


Anche

PS: il tag "fi*a gratis" è una cagata.

3 novembre 2018

ai hed a drim

ho sognato un cantautore che non ascoltava nessuno, fermo lì per strada a prendere pioggia storta sulla testa. cantava di estate, attesa dai poeti per sottolineare l'amore, attesa dagli uomini per sottolineare i bikini.

ché per me l'estate sei te, con un libro steso sulla pancia  all'ombra di un albero con le gambe all'insù e i piedi ad accarezzare l'aria, come quando avevo 14 anni e passerà questa notte che arriva, a leggere cose geniali a immaginare i paesaggi descritti nelle pagine di Maupassant o Fitzgerald e poi nessun altro più.

ho sognato l'uomo che eri e che non potrai essere, ho sognato il diritto e il dovere, ho sognato la libertà di essere senza chiedere permesso, per quanto messo male magro giallo, con la pelle piena di crepe e segni atomici ho sognato che c'eri e guardavi ancora in alto, a cercare una risposta che non arrivava mai.

grazie, grazie di tutto. papà. i've had a dream, e mi hai detto di non preoccuparmi, che stai bene e che non c'è niente da temere e non c'è dolore. non più.

26 ottobre 2018

C'ho un gatto nel frigo (e la poesia fa cagare)

c'è un modo di fare poesia che è come sangue alle pareti, non scomoda le stelle, le donne, il sole e neanche il cielo e i preti.

come una sorpresa, sorpresa nel cuore della notte che non faceva rumore, sospesa nell'aria che va a rallentatore, come quando apri il frigo e ci trovi dentro un gatto e ti sembra normale ma non lo è affatto.

e ti viene da pensare che in qualche modo siamo noi stessi quelli che stavamo aspettando, con le facce da fessi che poi arrivi ma non sai quando, un po' come l'amore che si impara ma mica si insegna, che c'ha un buco in fronte, come una lampadina rotta al centro di un'insegna, che con un po' di fantasia puoi cambiarne le parole e avere un risultato tanto diverso da non cambiare niente, perché quello che manca è quello che c'era meno quello che resta, e vai a festeggiare anche se nessuno se la sente di fare festa.

come il vento che soffia e sposta l'erba, che a guardarla ti ci perdi e sono onde alte e verdi, perché nessuno si possa sbagliare e scambiarle  per onde del mare.

16 ottobre 2018

Non avrei saputo dirlo peggio

Il libro è "Le porte della percezione", di Aldous Huxley.

Edito da Mondadori, costa 10 euri e 99 centesimi. Ma se corri veloce, lo afferri e scappi, costa meno.

E niente, a me pare ci sia dentro tutto. E forse qualcosa di più.

Le prime 4 righe della pagina, che sono 3 e si possono ridurre a 2, contempla solo il meglio: le parole per sollevarsi al disopra dei bruti. Ma anche al disotto, eh. Questo lo specifico per chi non legge mai il foglietto illustrativo e non area il locale prima di soggiornarvi. Il resto è superfluo.



Se sei arrivato a leggere fino a qui ti vuoi male ™



14 ottobre 2018

E




Sere serene spese nel bere, nelle vene brezze leggere, gemelle perfette, snelle che se le vedeste beccheggereste perbene, ché le vere bellezze le prende per vere le eccellenze degne delle dee.

Berbere, bevete se Venere splende e le sberle prese per legge, le beffe espresse nelle tenebre perennemente stese nelle scemenze dette, se ne beerebbe fremente settembre, che nelle ceste spreme celeste mele renette fresche e creme che vende per le bellezze.

Teme, tenenete, che se serve decentemente sembrerebbe fremere bene nelle leggende che sente recentemente?

E se cedesse nelle certezze e nelle ceste scendesse cenere? Che resterebbe delle sere spese e delle destre credenze che sente vere e che emerse essere ebbre?

Fedele, tenente, essere fedele è essere fede nell'etere. Essere fredde è essere fece.

______________________

Qui, tempo immemore e qualche chilo fa*, avevo scritto una cosa tutta con la "a"

* ora i chili fa sono molti meno