29 agosto 2017

A

La ragazza sa, la strada adatta va fatta, affrancata affranta alla barca ammarata, varata da Santa Bastarda, la santa sbadata, mamma sbandata bagnata da lava.

Salpata, la barca bastava alla ragazza, attratta dall'alba, affannata danzava scalza. Alzava da brava la larga, vasta, casta cravatta aggrappata alla lampara, tra la barca salata da baccalà, amalgama ambrata, assaltava Marsala.

Par manna mandata da man amata la capanna apparsa dall'ansa allargata, tra malva, lavanda annaspata, casa mansardata ammassata da dama ladra.

Araba allarmata, appartata arrabattata, la ragazza armata d'arpa arraffata, accampata alla casa arsa tra vallata ammantata, andava annaspata, la carcassa d'alpaca, glabra Cassandra arrapata a cascata, arrancata

La capra allattava l'alpaca, labbra alcantara, attaccata a mamma caraffa.

La barca ammaccata, la ragazza ammazzata ammassata, anagrammava accavallata dramma d'annata. Bagnata, azzardata, bassa. Macabra lastra, lagna travasata a tazza appannata da bava.

Fantasma, fata fatata, castana blanda laccata. Barca ammarata, andata aggrappata a salvar la casata.


Che chiudere le porte porta poco e poco importa, se resti dietro ad annusare.

(Ciao Mamma)


3 luglio 2015

Ecco perché Facebook è una cagata pazzesca

Facebook è una minchiata. Meglio: l'uso che si fa di Facebook rende lo strumento una minchiata. Meglio ancora: il dilagante "uso il cervello di Selvaggia Lucarelli" (che a sua volta usa cervelli altrui) rende Facebook una minchiata.

Nato come strumento di condivisione, è diventato il cimitero dell'utilità e dell'originalità.

La prova? Ecchila!

22 mila "mi piace" e quasi 3 mila condivisione per una puttanata tremenda

Perché è una puttanata tremenda? 
La "battuta" ha un senso, ma espone un punto di vista povero, unilaterale. In tre parole: idiota. In realtà qualcuno che non usa il cervello della Lucarelli avrebbe dovuto scrivere che: "quando internet costava 4 mila lire per ogni ora di connessione, col cazzo che ti collegavi per scrivere 'ste stronzate". (Magari con un occhio di riguardo all'italiano). Uno scrive, qualcuno copia, nessuno riflette. Questo è Facebook: un ricettacolo di sentenze senza senso, facilmente sovvertibili con un minimo di raziocinio. Raziocinio che non si usa perché gli utenti sono sì un miliardo, ma i cervelli una manciata.


1 luglio 2015

Umberto Eco è la prova: la rete è piena di imbecilli

Ammetto di averci pensato un po' prima di scrivere questo post. E non perché avessi remore nel farlo. E' che non sapevo su cosa scrivere, quindi sono andato per esclusione e ho scelto una cosa di cui non può fregarmi di meno.

Ed ecco l'argomento scelto: Umberto Eco e la sua celebre frase "Internet da' diritto di parola a legioni di imbecilli". Sono giunto alla conclusione che pure avendo torto, Eco ha ragione da vendere.

E' doveroso sappiate (alzi la mano chi non gliene frega niente) che, quando avevo 17-18 anni, nutrivo una vera adorazione per Eco. Nonostante ciò ha continuato a scrivere.

Eco ha ragione. Punto e basta. C'è chi ha sostenuto Eco, non perché del tutto convinto, ma perché "se lo dice Eco...". Quindi Umbertone ha ragione. Poi c'è chi lo ha sostenuto non perché del tutto convinto ma perché "se il mio "amico" di Facebook, quello noto a tutti per essere un idiota, da' torto ad Eco... devo assolutamente distinguermi da lui, quindi Eco ha ragione". In entrambi i casi parliamo di imbecilli che popolano Internet. Ergo Eco ha ragione.
Umberto Eco quando ancora somigliava al Commissario Kress

Alzo le mani. (Frase letta su Twitter) "Se adesso diamo torto ad Eco... alzo le mani". La parafrasi è: "siccome Eco è uno scrittore coi controcoglioni, allora di certo è intelligente. E se quattro idioti danno addosso ad un uomo intelligente, io mi arrendo".

Eh no! Ieri era martedì! C'è la categoria piuttosto ben nutrita che sfrutta l'asse culturale "Lucarelli - Adinolfi" e comincia a fare dei giri di parole assurdi per dimostrare che Eco ha torto: "siccome mia nonna era vicina di casa della madre di Eco quando ancora non era sposata e siccome girava voce che non fosse proprio una donna dotata di grande intelligenza, considerando anche che se oggi è giovedì 21 e ieri era martedì 16, allora Eco ha torto". Ulteriore dimostrazione della densità di imbecilli che popolano la Rete.

Sillogismi (o quasi). "Internet è pieno di imbecilli, Eco naviga in Internet, quindi Eco è un imbecille". Non fa una piega. Detto da gente che in Rete ci va tutti i giorni, mi sembra una dimostrazione lampante del fatto che Eco abbia ragione.

Se dici una boiata, la si sente due volte. Eco non è un uomo stupido, ma sta alla Rete come Moggi sta al calcio onesto. Mi spiego peggio: se Schettino tenesse una lezione, chessò... sulla gestione del panico, potremmo giustamente sollevare qualche obiezione. Se Eco parla di Internet anche. Umberto Eco (cito da Wikipedia) "è un semiologo, filosofo e scrittore italiano". Non risulta da nessuna parte che sia esperto di Internet e reti sociali. Dovrebbe quindi limitarsi a fare ciò che gli riesce davvero bene, come fa Banderas che non esce più dal Mulino da tempo immemore (credo in compagnia di Moggi che non si vede più da un bel po' di tempo anche lui).

La mamma degli imbecilli è sempre incinta (ed è decisamente zoccola). Se voglio trovare un imbecille non devo per forza andare su internet, ne trovo in abbondanza sul mio pianerottolo (due appartamenti, uno dei quali sfitto). Il parlamento è pieno di imbecilli, i supermercati sono pieni di imbecilli, così come sono piene di imbecilli le strade e gli uffici. Sostenere che Internet pulluli di imbecilli è una banalità che confina con lo squallido. E' vero... la Rete è piena di imbecilli. E Umbertone non fa eccezione.

4 settembre 2010

post-atistico

la statistica è la statistica. se da' pochi risultati, è statistitica








22 agosto 2010

dio stacca alle 5 (e non pulisce il water)

uno dei più grandi limiti dell'uomo è silvio berlus... no! uno dei più grandi limiti dell'uomo è la cultura di dio. questo essere demiurgo che s'impiccia dei fatti tuoi e che tutto vede e che a tutto provvede. se così fosse... (al posto dei puntini ognun ci metta ciò che vuole, a me viene solo in mente che "se così fosse le sorelle carlucci sarebbero nate in pataTAgonia", ma non ha molto senso. sarebbe più opportuno pensare a dio (e magari chiamarlo in un altro modo) come a un enorme pentolone, posto lì in mezzo all'universo (ah... di recente un tIm di scienziati ha teorizzato che l'universo sia piatto, l'avevo già letta qualche tempo fa, ma al posto del verb... dell'aggett... del sostantivo "universo" c'era scritto "terra"...), dicevo... questo pentolone posto lì in mezzo all'universo non ha preferenze, è lì a disposizione di tutti. per attingervi occorre però volere senza bramosia, occorre sudore, occorre consapevolezza, al limite occorre anche sapere che ci sarà da pagare un prezzo. in natura niente è gratis, nel senso che ad ogni azione corrisponde un'azione uguale e contraria, e chi di noi non è figlio della natura? chi di noi non risponde alle medesime leggi? allora, visto che ognuno è figlio della stessa "madre" e sottostà alle stesse leggi e alle stesse regole, come può questo dio fare differenza tra uno e l'altro? (eccezione fatta per brunetta che, ad occhio nudo, qualche differenza la lascia trasparire). occorre darsi un metro, entrare mentalmente nel pentolone, darsi da fare. certo... è vero, occorre un momento di raccoglimento per poterlo fare, per potersi "sintonizzare". il pentolone è sempre lì, siamo noi che vi accediamo part-time. allora facciamo finta che sia lui a fare l'orario ridotto e approfittiamo di questo limite per imporci di attingere dal pentolone. ed è inutile chiedere a dio di intercedere e di risolvere per noi. lui, il water, non lo pulisce. ma può darci il prodotto buono per togliere le incrostazioni (ad ogni incrostazione corrisponde un'incrostazione uguale e contraria)

je vous aime tous


28 gennaio 2010

In Italia c'è una Donna che

Prima di iniziare voglio augurarvi buon anno. Buon anno. Fatto.

in italia c'è una donna (acciminchia!!!). non so chi sia, mapperò è dio. guarda caso, sia "donna" sia "dio" iniziano con la p. allora, questa donna qui, che di mestiere fa la dea, lavora a testa bassa e l'italia la ignora. io lo so che, con tutto quello che c'abbiam da fare ogni dì, chiedervi di spendere 10 minuti (ma ne bastano anche molti meno, 12 o 13 ad esempio) per leggere una cosa uno dice "eh, che palle, se dovessi leggere tutte le cose che mi si dice di leggere, passerei la mia giornata a leggere le cose che ognuno mi dice di leggere". fate voi. (il signore disse "cor" e cor-fu. non c'entra un casso ma m'è scappata).

dicevo, questa donna qua ("questa donna qua" è un link, non fate finta di Gnente) si chiama Graziella Pellegrini e non se la fila nessuno. lei, che è bella intelligente grande umana dignitosa coraggiosa sensibile dolce, se ne sbatte i maroni e non dice "ah, se qualcuno mi ca__REBBE io sarei più famosa..." no! lei dice "se qualcuno cosindereREBBE il nostro lavoro potremmo essere più utili a molte più persone" (mamma mia quanto CI voglio bene, io, a questa donna che neppure conosco). allora, se vi va, fate una lettura edificante.

cosa mi ha insegnato a ME? che dio si mainfesta in mille modi, ma di solito è donna.
se non lo sapevate sapevatelo: vi voglio bene a tutti.

22 dicembre 2009

buon nutale

sottotitolo: (questo post è un po' colpa vostra, l'altro po' è un fiume)

sotto al sottotitolo: poteva il digito non fare il post di natale? ovviamente sì, ma lo faccio uguale.

a natale siam tutti più buoni un grandissimo paio di c... (non mi viene in mente nulla). tutti, in questi giorni, ti scrivono "sereno natale", "un natale di gioia" o, ancora, "un giorno speciale pieno d'amore", ecciti, ecciti, ecciti... poi, se durante gli altri 364 giorni te c'hai voglia di buttarti sotto al taranto - venezia, non ce ne frega un caSSo a nessuno.

allora facciam così. tutta quella serenEZZA, quella felicitUDINE, quella spensierITA' io v'auguro di non viverla in un solo giorno solo, ma di spalmarla su tutti i giorni dell'anno, come fareste con la nutella. buon nutale a tutti.

però un raccontino corto e breve ve lo foglio farVeLO: quand'ero piccolo e scemo (ora sono cresciuto), io vi devo dire una cosa, dopo avere mangiato il panettone facevo un buco nella scatola e me l'infilavo in testa. facevo il corridore di moto. poi, crescendo, ho capito ch'era meglio farne due di buchi nella scatola e ho capito anche perché andavo sempre a sbattere. sarebbe stato meglio usare la scatola del pandoro ma, non ho mai capito perché, mia mamma la buttava via subito e il pandoro lo metteva in una specie di contenitore di vetro che sembrava un vaso. e non so perché, ma il vaso di pandorO non mi andava di aprirlo.

v'abbraccio forte. siate sereni.

per sempre vostro,
ricIard gir