2 settembre 2008

Post mortem

Oh, il giorno esatto, non lo ricordo. Ma questo fa parte del pacchetto. Dimentico il mio compleanno, figurati le date altrui. Ma però, come ogni anno, telefono a casa tua, parlo un po' con tua madre. Lo so, dovrei essere più presente. E invece la chiamo a Natale, un paio di volte durante l'anno e, come sempre, a inizio settembre. E ogni volta, mulo che sono, mi ripropongo di esserci di più, chessò... di passare a trovarla, di portarla fuori una sera, a mangiare qualcosa, a farle un po' di compagnia. E non ci sono alibi che, la vita che corre, gli impegni, la famiglia, le cose...

Ricordo una sera in cui mi hai detto (sono passati più di 15 anni ma le parole sono le stesse che hai usato tu) "ogni tanto scrivere il proprio nome sul palmo di una mano e osservarlo in silenzio per qualche minuto, aiuta a raggiungere punti tanto profondi di sé, che se sei stronzo poi ti metti a piangere". Stasera, dopo avere mangiato con la solita e insostituibile Lindöz, sono rincasato e ho chiamato tua mamma. Poi mi sono scritto il mio nome idiota sulla mia mano stupida. E sono successe due cose; mi sono reso conto che mi manchi tanto e che stavo piangendo.

Come al solito, prima di salutarti, una raccomandazione: da dove sei te, che c'hai una vista privilegiata, punta ogni tanto gli occhi sui miei bimbi. Il tempo che eventualmente vorrai dedicare a me, dividilo in parti uguali e impiegalo per loro. Che io vado avanti. Ammaccato, ma sempre verso nord.

Un abbraccio e un bacio sulle labbra.
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