3 giugno 2008

L'insostenibile leggerezza dell'etere

Tra vaglio e decisione c'è sempre un travaglio. È che la metà delle cose che mi frullano per la mente sono impure e l'altra metà... pure. Mi fanno male le gambe, le anche anche. Ne approfitto, mi avvicino, ti do un bacino. E tu sorridi. Mentre mi parli e mi accarezzi con le mani e l'anima morbide. Sai cosa c'è che non va? C'è che tu ed io non siamo qui a cercarci, stiamo piuttosto scappando da un dolore. Non volere dolere è un diritto ma non va esercitato così. Accendo la radio. Poi, stesi sul divano, parliamo di te. Fino a quando, qualche minuto fa, mi hai svegliato con un bacio, augurandomi buona giornata. Vestita d'estate. E state a sentire. Mi sa, che questa volta, ci siamo davvero vicini. Perché va sempre a finire così. O si insiste e si esiste, o si resiste e si assiste.
Se son fiori fioriranno, se son more...

Ah, nel tentatAIvo di cambiare il templeit (e non ne ho trovato neppure uno decIente), ho perso tutti i preferiti. Abbiate pazienza. Sono un idiota. Me lo dice sempre anche la mia mamma...

Piesse: questo è il centoduerrimo, neh?
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