31 agosto 2008

Scia e lascia la scia

Ero al telefono con un amico che sta vivendo un orrore. Ha fatto ciò che non doveva fare, mi ha chiesto "Digito, ma che cazzo di senso c'ha 'sta vita qua?".

Ecco, appunto. E a me me lo chiedi? Sai cazzo ne so cosa, io? No, non é che uno telefona e chiede, chessò, "oh... tipo, ci si fa una pizza insieme?" o, ad esempio, "ueh, cagada, birrone stasera?"

Che se credi che io, della vita, ci abbI capito qualcosa, allora sei steso a prendere il sole sul ponte di una nave da crociera parcheggiata su una duna. Quando piove.

L'unica cosa che ti posso dire è che se tutti noi, prima o poi, siamo chiamati a grandi prove, a grandi dolori, a grandi magazzi... - c'entra casso -, 'nsomma, se tutti noi siamo chiamati a fare in modo che le nostre certezze vengano spazzate, è giusto così. Forse "giusto" è un aggettivo buttato là, forse "normale" è PIÙ meglio. Ma quella al "normale", è una caccia come quella alla volpe. Due cose senza senso.

Posso dirti anche un'altra cosa, eccioè che ti voglio bene e darei un rene per saperti più sereno.

Passa tutto. Credimi, è meglio soffrire fino a morirne, che non vivere affatto. Sono egoista: se non ti avessi incontrato ora sarei molto PIÙ MENO "normale". Ogni passaggio è utile. Anche il tuo. È "normale".

Ti abbraccio
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