13 novembre 2007

Che, stanotte, di dormire non ci riesco proprio

"... perché c'ho qualcosa sulla coscienza che va su e giù ma di farsi digerire, c'ha mica voglia, c'ha...
Lì c'è un letto e io avrei tanta voglia di sfasciarmici sopra, tanta è la stanchezza. Invece resto qui, seduto come un ebete su un divano idiota, con una scarpa in mano e l'altra ancora ben calzata, manco trovo la forza di piegarmi per toglierla. Che, a piegarsi, sembra quasi la posizione adatta per richiamare la sfiga (manco avessi bisogno di segnalarle la mia posizione). Già... perché una volta occorreva scriver HELP sulla sabbia e magari accendere un fuoco di posizione. Oggi, maledetta lei, la sfiga c'ha il GPS. Ti trova sempre, anche al buio. Mi pesa pure il seno che non ho. Sia ben chiaro, non sono le parole di quella là, non sono neppure i suoi gesti malati, le sue intenzioni sviate. A volte mi chiedo come cavolo funzioni la mia coscienza. Non mi fanno più nemmeno male, le sue parole. Sono come suoni afoni, che non entrano più nemmeno nelle orecchie. A volte non mi sento più nemmeno uomo. Intendo, quando qualcuno ti urla nelle orecchie tutto il suo odio te, se sei uomo, una qualche domanda te la devi porre. Invece no, a me non succede, è tanta la sua accidia e il suo odio che, alle sue parole, ormai non riesco neppure a dare un valore semantico. Pura follia. Non sono neppure incazzato. Non sono. A volte mi chiedo se è normale. Anzi, crepi l'avarizia (la sorella della mamma di Avari?), me lo chiedo ora. Sono normale? Boh! Ehi, capìtano, capitano cose strane. Capita che questa cosa non l'ho capìta. C'ho questo bolo sulla coscienza. Ora vado al molo e mollo gli ormeggi... comincio a vagare un po', tra le pieghe dell'anima (e sì, l'anima ogni tanto ha bisogno di una stiratina) qualche sogno decente dovrà pur venirne fuori, o no?"

"G. cos'hai?"

"Mmmhhhh io? Tu, piuttosto, ce l'hai qualcosa per digerire? Chessò, un amaro qualunque, un confessore indefesso, un sogno da prestarmi, così, tanto per tirare fine mese..."

"Sei strano"

"Cazzo, che rivelazione? Hai altre news da piazzare o posso alzarmi senza rischiare di svenire?"

"Ahahahaha. Sei un cazzone".

"Grazie"

"Scemo"

"Grazie"

"Scemo scemo"

"Grazie grazie"

"Andiamo avanti così o ci diamo un taglio?".

"Beh, se devo scegliere... andiamo avanti così, non so se mi va di tagliarlo..."

"Sei incorreggibile".

"Grazie..."

"Ah no!"

"Ok."

"Andiamo a letto, ti va?"

"No. Restiamo qui ancora qualche istante, senza parlare. Lasciamo che, caso mai, siano le parole a trovare noi perché io, stasera, non le trovo proprio. C'ho un bolo qui..."

"Cos'hai?"

"Un bolo. Perché mi guardi così? Te non ce l'hai mai avuto un bolo qui?"

"Un bolo lì? E perché proprio lì, poi?"

"A me lo chiedi? Sono mica il bolo, io?"

"Dai, andiamo a letto..."

"Senti, io stasera, di fare l'amore, c'ho mica voglia. Cosa ne dici se restiamo qui tutta la notte abbracciati? Senza dirci nulla, ho solo voglia di accarezzarti. Sei davvero bella stasera, hai qualcosa di particolare negli occhi. Non voglio capire cos'è, ho solo voglia di godermela in presa diretta, finché dura, almeno... Sembri una principessa disincantata, tra amore e incanto, odore di incenso, rumore intenso..."

"Comincio a pensare che tu debba dirmi qualcosa e non ne trovi il coraggio".

"Se avessi qualcosa da dirti, je jure, te lo direi. Non c'entra il coraggio, piuttosto il rispetto. E di rispetto che si parla..."

"Se hai voglia di cominciare..."

"A fare cosa?"

"A dirmelo..."

"Nota stonata. Poesia senza odore. Credo proprio che me ne ritornerò a "casa". Forse domani ci ringrazieremo di averlo fatto, ora."

"Come vuoi, ti accompagno?"

"No grazie, faccio una passeggiata"

"Una passeggiata, saranno 10 chilometri."

"Meglio, il bolo magari va giù".

"Ancora questo bolo? Non me la racconti giusta".

"Voi donne, proprio non riesco a farmi capire, eh? Scusami. Evidente che questa sera non è il giorno adatto. Ne riparliamo domattina, vuoi?"

"Non lo so."

"Ok, fammelo sapere".

Uscendo, la porta non l'ho chiusa. Non ho fatto in tempo, l'ha sbattuta prima lei, quasi mi aputava due dita. Ma non è grave. Di dita ne ho una discreta collezione e, per il resto, fosse la prima donna che mi sbatte la porta in faccia. Anzi, ho fatto un grande passo avanti. In genere me la sbattono in faccia prima di entrare, questa volta uscendo...

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C'ho messo quasi due ore a rientrare. Ho le orecchie e il naso ghiacciati. Il bolo è sempre lì e, ormai, di dormire non mi va proprio. Non fai neppure più caos. Non mi fai più male. Sei solo un errore del passato. Un errore che non voglio più fare. Né con te né con nessun'altra. Sei un orrore, un orrore che, però, non mi pesa più. Né sull'anima né sul cuore. Ma, allora, questo diavolo di bolo che saltella, cos'è? Per trovare una cura bisogna inquadrare il male, bisogna. Il male è proprio questo, non riuscire ad inquadrare il male. Ma le domande a cosa servono cosa, se poi non trovi le risposte? Dovrei cominciare a fare come quelli intelligenti ed abili, che prima si danno le risposte e poi trovano le domande adatte. Poi, il giorno dopo, sembrano saggi e stabili. Invece sono dei coglioni che hanno passato la notte a trovare frasi ad effetto per apparire grandi, domani.

Intanto il bolo ha assunto il suo perché. C'era una sorta di filo, tessuto incrociato di rammarico e malinconia, che mi teneva legato a te. Questo perché, di fatto, non ci siamo mai detti addio in faccia. Però, stasera, ti ho seppellita. Ero lì, al tuo funerale. Non pioveva e non c'era nessuno tranne me e la tua bara e due braccia meccaniche che la calavano nel fosso. Appena ricoperta dalla terra, mi sono girato e me ne sono andato via. Il bolo in bilico sull'anima, è sceso di colpo. Ora sto meglio, mi sento leggero. Ottimista. Lieve. Ops, ho digerito! Ma questo rutto non è per te. Tu non lo meriti. L'ho sparato in aria, così... suono che si perde. Tra qualche migliaio di anni, qualcuno, nella blogosfera, sentirà un rutto. Ma non sentirà te. Perché non sei niente. Sei il nulla. Sei il buio. Chi ha paura del buio ha paura di sé. Tu non mi fai paura, non mi fai male. Non mi fai pena, non mi fai. Che cosa triste... come se tu non fossi mai stata parte della mia vita, nemmeno per un istante. Sembri un libro scritto in fretta. Non c'era nessuno, al tuo funerale.

Di dormire, però, non se ne parla. Ora vado a cazzeggiare per blog, magari il Pibe o Prescia hanno scritto qualcosa di magico, come al solito. Loro sì, che un sogno da prestarmi, ce l'hanno quasi sempre. Mica certa gente, dico io... Ehi! Ma "certa gente"... quale? Non lo so... che pensiero strano... come qualcosa che non riesci a ricordare ma alla quale non sai dare peso... Meglio così, una cosa in meno da fare passare...

Buona notte, bloggers insonni.
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