10 novembre 2007

Non c'è peggior sordo... fine di un'amicizia.

Il cameriere ci guarda spazientito. È la terza volta che si avvicina al tavolo e noi lo rimandiamo indietro a mani vuote, dicendo “non abbiamo ancora deciso”.
Lei: “Come stai?”
Io: “Benone, grazie.”
Lei: “È vero quello che si dice?”
Io: “Certamente sì, se lo si dice, ma cosa?”
Lei: “Che non sei più lo stesso, no?” (Già… cos’altro potrebbero avere detto cosa?)
Io: “Beh, lo prendo come un complimento, ma sarei, sempre secondo queste voci, evoluto o cambiato in peggio?”
Lei: “Ma cosa ne so io! Mica le ascolto, certe voci!”
Io: “!????!!!???… passo…”
Lei: “Insomma, il mio parere non è parziale, ti voglio bene io, come potrei non dirti che sei cambiato in meglio?”
Io: “Ok, capito, ci sono tutti i presupposti per una sana, inutile, conversazione surreale! Ne avevo bisogno, più o meno come un brufolo su una chiappa, ma ne avevo bisogno…”
Lei: … sorriso…
Io: … sorriso ebete che sta a significare: “cos’è cosa quel sorrisino sufficiente da chi ha la puzza sotto il naso, di chi sa ma non dice?”
Lei: “G. …”
Io: “C. …”
Lei: “Non so come dirtelo…”
Io: … ecco, ci siamo…
Lei: “Non sei più lo stesso…”
Io: “Come non sai come dirmelo? Me lo hai già detto…”
Lei: “Mannoooooo, scemo….!”
Io: “Ahhh…. per un attimo credevo che…”
Lei: “Con me! Non sei più lo stesso con me!”
Io: “Perché, com’ero prima? Sentimi, C., facciamo un po’ d’ordine, ti va?”
Lei: “Eri dolce, simpatico, affettuoso…”
Io: “E ora, come sarei?”
Lei: “Come prima!”
Io: “Houston, abbiamo un problema!”
Lei: “Ahahahahahah, stupido…”
Io: “Mi piace quando mi parli così…. mmggghhmmm”
Lei: “Smettila, no!?”
Io: “Va bene, ora però diciamo qulche frase sensata, vuoi?”Lei: “Ascolta…” (cavoli, sono almeno 10 minuti che ascolto, ma non ho ancora capito nulla…)
Lei: “insomma, ti voglio bene ma sento, sento che, dalla tua parte, non é così.”
Io: “Ma cosa dici? Ti voglio molto bene! Ti voglio meglio, perché “più bene” non si dice…
Lei: sorriso - “io vorrei qualcosa di più”
—————————– PAUSA —————————–
Perché PAUSA?
Per due motivi:
1. adoro le donne. Adoro la loro capacità di entrare in punta di piedi in un discorso che si farà a suo modo infuocato e che poi finirà inesorabilmente a schiaffoni che prenderò con la mia faccia apposita: quella del “no dai non fare così, cosa ho fatto di male, perché??”;
2. è arrivato il cameriere, qualcosa, a questo diavolo, dovremmo pure dire, no? (Per la cronaca: gli ho detto “agnagna”)
—————————– REPRISE —————————–
Io: cercando di glissare “Come fai a bere un thè freddo, fuori ci saranno 3 gradi…”
Lei: astuta “non cambiare discorso…”
Io: “Ok, ma a te non interessa sapere perché ho preso un thè nero fumante?”
Lei: “G…!?”
Io: “Perché fuori ci sono tre gradi. Scusa ma le frasi iniziate e non finite muoiono così… non mi piace”
Lei: “Vedi, è proprio per questo che….”
Lei: “… credo di non potere fare a meno di te…”
Io: “C., guarda che non si fanno male, le frai non finite, dico…”
Lei: “Insomma, da quanto ci frequentiamo?”
Io: “Mah… sarà un bel 3 giorni. Eppoi, <>, è una parola grossa. Ci siamo visti 2 volte e mezza. Una, durata 4 minuti, questa e una mezza di sfuggita in centro…”
Lei: “Mi piaci..”
Io: “Anche tu, ma come donna, come persona, non ho mai neppure pensato a qualcosa di più… Cavolo, C., ho 35 anni, potrei essere tuo padre! Ho due figli, una vita privata disastrosa, dormo un giorno qua e uno là, cosa pensi che possa dare un uomo come te ad una donna come te?”
Lei: Mio padre !?!?! Ho 37 anni, io! Tu mi scavi dentro, mi fai ridere, mi dai sicurezze, mi fai sentire bene, accetti la parte migliore di me senza giudicare e senza dare peso alla mia parte peggiore.”
Io: “Sono uno precoce, moi. Non scavo dentro a nessuno. Tu sei una persona spontanea e hai questa impressione. Te la darebbe qualsiasi altra persona, anche un carciofo!”
Lei: “Mi fai sentire poco apprezzata, così!”
Io: “Mi spiace… non era questa la mia intenzione, non costituisce attenuante, lo so, ma non volevo. Me lo fai un sorriso?”
Lei: “No, non lo meriti, perché sei brutto, brutto e cattivo.”
Io: “Grazie, é uno dei miei pregi.”
Lei: “Vedi, mi fai ridere, grazie”.
Io: “Pregi”
Lei: “Ahahahahaahah”
Io: “C., non posso darti niente.”
Lei: “Perché?”
Io: “Perché ho due figli, una vita privata disastrosa. L’unica cosa che ho sono gli amici e il lavoro.”
Lei: “Puoi venire a stare da me…”
Io: “Ma ti rendi conto? Porti in casa una persona senza conoscerla.”
Lei: “G., io ti conosco da sempre”
Io: “?!?” (Qualcuno chiami…. qualcuno!!! Aiuto, uomo in mare - uomo in mare - ripeto: uomo in m..r..)
Lei: “Insomma, dimmi qualcosa, sono qui, davanti a te, perfettamente umile, ti dico che mi sto innamorando di te, che mi piaci, che mi piaci tanto, cosa dici? Perché resti là impalato?”
Io: “C., non sono quel genere di persona. Cosa credi?”
Lei: “Conosciamoci meglio, allora… Domani sera ti invito a cena a casa mia…”Io: “Mah… domani sera vorrei andare da mia sorella….”Lei: “Ahhhh, allora dovevi dirmelo subito che ne hai un’altra!”
Io: “Ok, ho due sorelle…”
Lei: “Mi fai schifo!”
Si alza e se ne va. Arriva il cameriere con le bibite.
Cameriere: “La signorina torna?”
Io: “No, si è spazientita, è mezz’ora che siamo qua e non avete ancora portato quello che abbiamo ordinato!”
Cameriere: faccia sorniona “Sono 6 e 30″.
Io: “Le ho chiesto che ore sono?”
Lui: “Ahahah, sono 6 franchi e 30″.
Io: “Tenga…”
Lui: “E il resto…?”
Io: “Lo tenga pure…”
Lui: “Ehi! Manca un franco, intendo”
Io: “Ecco, manca sempre qualcosa…”
Lui: “Come la capisco….”
Io: “Ok, saluti a casa, esequie alla sua signora…”

Fuori, un freddo assurdo. Dentro, anche.
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