1 luglio 2008

C'è chi soffre e c'è chi s'offre

Anche stanotte, di dormire, non se ne parla proprio. Del resto, la notte é fatta per pensare o per fare l'amore. O per pensare di fare l'amore. Ma non per nessuna delle due cose. E già qui, meriterei di andare a ca__re.

In questi giorni ho sentito troppe storie di dolore. Alcune più fondate, alcune infondate e altre affondate (comunque, sempre Titanic sono). Mi sono detto "digitello porcello, o sei un catalizzatore di cazzialtrui - tutt'attaccato - o c'é un perché".

Ecco, ci deve essere un perché. D'un tratto ho percepito (di quella percezione agnostica che con la scienza c'ha un niente a che vedere, ma vale sempre il concetto che è vera) che per vincere il dolore, per enfatizzarlo, occorre offrircisi. Come aspetto normale delle cose alle quali possiamo andare incontro. Nessuno di noi ha paura di soffrire, abbiamo piuttosto paura di non gioire. E, detta a quest'ora della notte, può sembrare il pensiero sconclusionato di un uomo scoordinato (e anche spelacchiato).

E se non fosse così? No, dico, e se fosse vero che chi se ne frega di soffrire? Mi affido alla vostra intelligenza che, se presa ad una ad una già fa venire i brividi, messa tuttinsieme (tuttoattaccato), c'ha più gigaton di una bomba nucleare.

Questo post vince il premio Vaffa & Culo (finora conferito solo a Dolce & Gabbana e a Giontra & Volta)
Posta un commento