23 novembre 2007

A. ma lo sai che ho visto la V.?

... già, che stupido sono, lo sai... lo sai...

L'ho incontrata ieri, per caso. Pioveva. E io, quando piove, proprio non ce la faccio a restare fermo. Devo uscire a fare una passeggiata. Devo. Mi fa sentire vivo. Non ti dispiace se uso questa parola, vero? Beh, dicevo... ma cosa te lo dico a fare cosa? Te lo sai già. Dal bene che vuoi a V., sono certo che, anche se non ci fosse una vita dopo la morte, l'avresti creata te, per sorvegliarla, ogni istante.

Però te lo racconto lo stesso, perché mi va. Passeggiavo tranquillo, guardando la faccia scura della gente. Chissà perché, quando piove, impera lo scazzo... Ad un certo punto sento una voce che esplode: "G.!"... mi giro... non l'ho riconosciuta subito. Il suo ombrello verdissimo le nascondeva il volto... era lei, la V.

Ci siamo abbracciati e, te lo assicuro A., ho sentito, in quell'intrecciarsi di carne e di ossa, ancora tutto il suo dolore, come tanti anni fa... Quanti anni sono passati A.? 8?, forse nove? Lo sai che io, con le date... mi dimentico del mio compleanno... sono fatto così. Il tempo ha cambiato meno me che te e, questa cosa, mi fa sentire ancora più vicino a te e a V. che, caspita, ti vuole bene davvero tanto. Ancora.

La V. ci ha riprovato, sai? Sì... lo sai... Ha provato a rifarsi una vita A. e, dai suoi racconti, ce l'ha messa tutta. Il fatto è, e questo lo sai bene, che chi ti ha conosciuto non riesce mica a spostarti dalla sua vita. Oh, l'ho invitata a bere qualcosa... non ti ha dato fastidio, vero?

Ci siamo seduti al "Commercianti" e abbiamo preso qualcosa da bere. Lei mi ha detto cose che sai già, perché ti parla tutti i giorni. Spesso, mi diceva V., ti parla come se tu fossi lì di fianco a lei, quando lava i piatti, quando guarda la tivvù, quando ti sente vicino come, magari, non ti sentiva neanche quando tu... Ma questa è altra storia. Ce l'ha messa tutta la V., donna dignitosa, intelligente e coraggiosa. Sapessi con quanto impeto guarda avanti, sapendo che c'è sempre un "dietro" da guardare.

Mi ha fatto vedere le tue foto, ce le ha ancora nel portafogli. Ci sono anch'io... ci siamo tu ed io, sorridenti, in una foto. Che donna. Sai anche che io ho avuto meno fortuna di te, nei miei affari di cuore ma, che te lo dico a fare... Ci avevi ragione tu, ci avevi... come al solito. So anche che, fossi ancora qui, te mi avresti preso, dato una manata sulla spalla e mi avresti detto "G., sei un coglione, il solito immenso coglione. Ora siediti e sfogati. Dammi una sberla se mi addormento."

Quando ho detto questa cosa a V., che mi ha chiesto della mia ex moglie e dei bimbi (lo sai, vero che ora ne ho due?), siamo scoppiati a ridere... insomma, sono le tue parole. Te, del coglione, a me... lo hai dato mille volte. Al giorno. La foto che ci ritrae insieme l'aveva scattata un'estate di mille anni fa, in riva al lago, a Brusino, credo... Era il giorno in cui ti eri laureato. Lo ricordi quel giorno? Tu e la V., io e la S., sorridenti, seduti, spensierati. Eravamo appoggiati alla vita, così come ci si appoggia in modo naturale ad un pilastro. Perché, all'epoca, tutti noi credevamo che la vita fosse l'asta con cui spiccare il salto, il timone da usare per seguire la scia.

Per assurdo, A., è stato così solo per te. Perché tu, ora, proteggi la V., (lei lo sa che la proteggi), ti muovi libero. A me, e sai che ti penso, mancano quei giorni, mancano le spaghettate, mancano le tue frasi, le tue parole. Dio se mi manca il tuo sapere pensare.

La V. mi ha detto dei suoi sogni. E te lo sai già, perché sei te che glieli fai fare. Ne sono certo. Ne è certa lei. Te sei libero. Noi no. E qui, caro A., non basta fare "liberi tutti" come quando avevamo 10 anni, sulle nostre bici d'arrembaggio spaziale, le ginocchia compeltamente sbucciate e qualche crosta qua e là. Qui i cazzi si fanno seri, A. Te sei libero. E io mi sento libero soltanto di dirti che ti voglio ancora un gran bene.

È dolce la V., lo sai? Dolcissima. Che donna, che cervello! Le rughe attorno agli occhi, beh... quelle sono precoci ma resta una tra le donne più fascinose di tutto il mondo. La sua dolcezza, i suoi gesti così pacati, sembra sempre in perfetta armonia con quello che la circonda. C'ha un cervellino, la V., che mi fa venire i brividi. Mi ha detto cose che non metto di certo su un blog, tanto te le hai sentite e io pure. Le sue parole dimostrano che persona sei, A.

Ancora oggi, nonostante il tempo, te sei stampato, impresso, dentro di lei. E anche fuori. Io sarò pazzo ma, in un paio di occasioni e, giusto per mezzo secondo, mentre lei mi parlava io vedevo, nel suo viso, alcuni tuoi tratti... Può una persona, anche in modo del tutto involontario e instabile ed etereo, assumere i tratti di una persona che ama? Mio Dio... te ne rendi conto? Trasposizione Genetica Involontaria. TGI. Non so cosa cazzo voglia dire ma mi garba.

Ora, A., ti lascio alle tue cose. Non preoccuparti per me, pensa alla V. Usa tutte le tue risorse per farla stare bene. Non pensare a me, io me la cavo. Se ti resta qualche istante, durante la giornata, dai un'occhiata ai miei bimbi. Te ne sono grato.

Ti abbraccio

G.

PS: La V. mi ha dato il suo nuovo numero di cellulare. Mi ha detto di chiamarla. Io lo farei volentieri, ma anche no. Cosa devo fare?
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